Tornare bambini al cinema: Il libro della giungla

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Ci sono film che fanno parte della nostra infanzia. Un botto di film Disney, per l’esattezza: sono venuta su a suon di repliche selvagge di Robin Hood, La spada nella Roccia, Aladdin e Il Re Leone.
Non che sia cambiato molto, col tempo: non ho mai smesso di (ri)guardare i classici e di aggiornarmi su quelli nuovi.
(*Inserire qui lungo rant su quanto sia PESSIMO FROZEN e il suo cazzo di pupazzo di neve e i personaggi che paiono usciti dalle Winx e quei minchia di troll che bho mi sale l’integralismo matematico*)

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Life goals: microwave Olaf

Ecco, Il libro della giungla non rientra tra i miei amori di gioventù. Non che non l’abbia guardato, capiamoci, e non che non mi piaccia, ma non è un evergreen come – per me – come non lo sono Peter Pan (di cui ho sempre detestato la trama e la faccia da schiaffi di Peter) o Dumbo (che dovrei guardare sotto acido per dargli una seconda chance).
Però… c’è un però.
Kipling, quel bastardo imperialista, ha scritto un libro che ha segnato la mia vita. Complici alcuni lustri di scoutismo la storia di Mowgli l’ho sentita e risentita un milione di volte. E sistematicamente ho pianto per la morte di Akela, ho avuto i brividi quando Shere Khan arriva alla pozza e sparge sangue nell’acqua dopo aver predato l’uomo, ho vissuto con autentica inquietudine la cattura da parte della Bandar Log e così via.
Potevo non andare a vedere il nuovo film? No che non potevo, e infatti ci sono andata.
Sicuramente vederlo in lingua originale sarebbe stato meglio (Idris Elba e la Scarlett da soli mi valgono l’intero cast) ma mi sono trovata davanti a una scelta: guardare il film sul tristanzuolo schermo del mio computer oppure su quella LANDA INFINITA DI MERAVIGLIA E FOTONI che è lo schermo gigante dell’Arcadia di Melzo? Col sistema audio nuovo che ti fa vibrare le budella? Direi che non c’è gara, anche se più avanti rimedierò e renderò giustizia al cast originale.
Devo dire che i doppiatori italiani fanno davvero un buon lavoro, soprattutto Servillo che è un Bagheera azzeccatissimo e la Mezzogiorno che come Kaa mi ha convinta appieno. Meh invece Violante Placido, non all’altezza della mia Lupita del cuore. Soprattutto perché Raksha è uno dei miei personaggi preferiti dell’intero romanzo (insieme a Won-tolla, che purtroppo non ha posto nel film. Ma un lupo più cazzuto di lui non c’è).
Il regista Jon Favreau ci riesce, prende un classicone dell’animazione Disney, ci mette gli animaloni in CGI e non fa una porcata. I panorami sono mozzafiato e, complice anche l’incongrua immensità dello schermo cinematografico, in qualche momento ho avuto seriamente le vertigini. È tutto così bello, così rigoglioso e pieno di vita in ogni angolo dello schermo – date tutti i premi del mondo ai jerboa! – che ho quasi rimpianto il (pur meraviglioso) 3D che mi ha tolto come sempre un po’ di definizione.
La trama è quella, c’è poco da girarci attorno, e pure quelle due canzoncine messe qua e là; i microcambiamenti nel testo sono stati piuttosto fastidiosi, questo devo ammetterlo. E anche il lupino che si chiama “Grey” (Christian, is that you?) e che per me sarà sempre e per sempre Fratel Bigio.
Se la trama la conoscevo prima ancora di arrivare nel parcheggio del cinema, però, il resto delle emozioni mi sono giunte nuove. Non per qualità ma per quantità: non mi aspettavo di avere gli occhi lucidi dopo dieci minuti, né che Shere Khan che irrompe nella Tregua dell’Acqua mi desse così tanto i brividi.
Il film poi non ha fatto benissimo alla mia vaga fobia delle scimmie. Quei dannati omini pelosi sono inquietanti già di loro, ma Louie è un mostro gigantesco e violento, pericoloso quanto Shere Khan ma ancora più brutale.
(Shere Khan che, sospetto, è fatto di carne, ossa e benzina, perché esplode quando cade nel fuoco. Questa scena, così come la fuga dei bufali, pesca a piene mani dal Re Leone e io un po’ ho goduto)
Gli animali sono fatti bene, davvero bene. Sono tutti grandi, enormi, addirittura a dimensioni variabili: si passa da un Baloo normalissimo grizzly (carino come la storia sua e di Baghee sia suggerita e sottintesa) che dorme serafico nella sua grotta a una montagna di pelo e muscoli mentre combatte. Lo stesso capita a tutti gli altri e se all’inizio mi sembrava una svista andando avanti l’ho considerata una scelta ragionata ed efficace.

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Baloo e Bagheera coppia dell’anno (e quand’ero pischella mica ci pensavo a ‘ste cose ma SONO BELLI)

Certo, non è un film perfetto. Sono rimasta delusissima dalla morte di Akela, scagliato via da Shere Khan a metà di una battuta ma senza lasciare lo shock della tragedia improvvisa. E ok, tutta la storia dei Dhole non era parte della trama e la straziante fine del vecchio capobranco non avrebbe mai avuto posto sulla pellicola, però insomma, a me i lacrimoni vengono lo stesso se ci penso. È un po’ infantile per certi versi, semplicistico… e sticazzi, dico io, perché in quella sala immensa sono tornata bambina di nove anni, impegnata a elencare tutti gli Ikki e i Rama e i Chil e i Rikki Tikki Tavi sullo schermo per badare a qualcos’altro.
Guardatelo. Da bravi.

(Mi rendo conto di non aver praticamente neanche citato Mowgli, ma diciamoci la verità: di Mowgli frega un po’ poco a tutti. Ci sono gli animali parlanti e insomma, a me questo basta e avanza)

Vita da gatti: come ti manipolo l’umano

In casa Valpur sono presenti quattro inquilini:
-una Valpur;
-un Fidanzato <3;
Victor Creed, detto Victor, detto Vic, detto GattoGrosso. Dieci chili di Maine Coon con la schiena sbilenca e il cervello di uno scendiletto, vittima di una scelta di nome improvvida (ehi, era un’idea fica, e Sabretooth è un bel personaggio! Peccato che il suo omonimo quadrupede sia la creatura più paciosa e innocua del pianeta, quindi vabbe’, pace all’anima della coerenza). Hobby: pigolare con vocina acutissima per ricevere del cibo.
VIctor
Guendalina la Guercia (io e i miei oscuri riferimento potteriani), detta la Guercia, detta GattaPiccola. Un paio di chili di ex randagia con mezzo occhio in tutto e l’inquietante passione per farsi fare i grattini nell’orbita vuota. Il nostro contatto con l’Oltreverso, una bestiola che “NON TOCCARMI TI UCCIDO no non è vero ti amo MA SE MI TOCCHI TI UCCIDO O ALMENO CI PROVO e poi ti lecco e ti faccio le fusa”. Hobby: leccare aggressivamente le orecchie di Victor.
Guercia
Ora, la vita con gli inquilinifelini è strana. Fanno ridere, rovinano il sonno, vomitano nei posti sbagliati e ti masticano i capelli.
Inutile dirlo, li amo. Probabilmente più di quanto loro amino me ma sono gatti quindi di cosa mi stupisco?

I due felidi qui sopra convivono con noi da tre anni e non passa giorno in cui forniscano nuove prospettive sulla vita.

Per esempio su cosa significhi essere una persona orribile.

Alle ore otto meno qualcosa, dopo essere rientrata dal lavoro e aver salutato il Temibile Duo, ti prepari ed esci, come Fidanzato ❤ ha fatto poco prima. Sempre la solita storia, “All work and no play” eccetera.
La casa rimane così sguarnita salvo, appunto, le due presenze baffomunite.
Intorno alle undici e mezza – mezzanotte rientri (la controparte maschile è ancora in giro).
“Ciao gatti!”
Silenzio. Vabbe’, si staranno facendo i fatti loro. As usual.
Avanzi lungo il corridoio, ti levi la giacca e le scarpe e la Guercia fa la sua comparsa. Grattini, morsini, capocciate.
Di Victor neanche l’ombra.
“GattoGrosso? Dove sei?”
Nulla.
Un rapido giro della casa non ne rivela la presenza. Attimo di tensione tuttavia non paragonabile a quella della vescica.
Vai in bagno con un filo di apprensione: che fine ha fatto? Perché non è in casa? Non si sarà mica infilato sotto un mobile e sarà svenuto lì?
Ansia che cresce.
E dalla tua postazione sul cesso lo senti.
MMMMMAAAAAAOOOOOOOOW!”
La pipì passa subito in secondo piano. Recuperi le braghe e corri alla porta, dove un Victor – gatto notoriamente poco portato al contatto fisico: lui ti guarda e parla, se lo abbracci diventa molle e scivola via – ti salta in braccio tutto infreddolito.
Dieci chili di gatto piangente che ti prende a testate la faccia gemendo qualcosa che chiaramente è la versione gattese di “MADREH NON PUOI CAPIRE QUANTO SIA ORRIBILE IL MONDO ESTERNO NON LASCIARMI MAI PIU'”.
Padre coraggio proprio.
In quegli occhioni verdi leggi tre ore di puro panico nell’orribile landa deserta là fuori: un pianerottolo. Frequentato alla peggio dal pinscher obeso dei vicini, che peserà la metà di Victor.
(Ho tralasciato di dire che l’impavido Victor ha paura del cielo, tra le varie cose)La mezz’ora successiva, dopo una razione doppia di cibo per placare il senso di colpa da umana inetta che esce con le amiche e inavvertitamente chiude il gatto fuori casa, trascorre con suddetti dieci chili di felino spalmati contro il fianco in un tripudio di fusa cui si aggiunge ben presto anche la Guercia, scegliendo la posizione che più probabilmente  causerà crampi lancinanti alle gambe (se il gatto ti si addormenta sui piedi non vorrai mica svegliarlo, no?).Devo ancora riprendermi.
Stupidigatti.
Quanto vi voglio bene.

[Star Wars] Grazie, Abrams

WARNING: questa recensione conterrà SPOILER. Grossi, brutti e cattivi. Però sono nascosti. Siete avvisati.

Star Wars, per me, fa parte della filmografia dell’infanzia.
Ho vividi ricordi dei pomeriggi passati in poltrona con mio papà a piangere per la morte di Yoda. Altri film del catalogo erano Alien, Commando e Operazione Sottoveste. Mica cotica.
Nel 1999, all’uscita della nuova trilogia, ero ragionevolmente entusiasta. Poi com’è come non è il film ha fatto cacare durissimo, mi sono beccata sul groppone un fidanzato sfigato che invece si credeva la reincarnazione di Anakin (in versione Hayden Christensen Cane Maledetto Anche In Foto) (No, non gli somigliava per niente) (Brrrr) e mi è salito l’astio.

Ci provi a fare il tenebroso e invece pari solo costipato.

Però, per quanto fastidio provassi a vedere anche un singolo fotogramma di Skywalker senior, non riuscivo a scrollarmi di dosso l’entusiasmo per i dettagli. Per l’accademia Jedi, per Darth Maul e il Conte Dooku, per Mace Windu e il lucertolone di Obi Wan (che penso sia piaciuto solo a me ma era tanto carino).
La mia idea generale era comunque che Lucas avesse svaccato di brutto e che si fosse incistato su se stesso, diventando incapace di guardare al proprio stesso prodotto con occhi obiettivi. Il che si è tradotto in tre filmdimmerda.
E Hayden Christensen. Non riesco a capacitarmene.

Dopo questa dovuta premessa, quindi, è abbastanza ovvio che l’annuncio di un nuovo Star Wars, ai tempi, mi abbia causato reazioni contrastanti. Panico da “Oh, no, un altro filmdimmerda!”, entusiasmo da fan di vecchia data, nostalgia, un filo di preoccupazione per il marchio Disney.
Poi col passare dei mesi mi è salita la scimmia. E mi è salita durissimo dopo il primo trailer, nonché unico che abbia guardato.
Mi sono tenuta castamente al riparo da ogni possibile spoiler, privandomi del piacere di sedare la curiosità con le varie featurette diffuse nell’attesa. E più mi negavo le anteprime, più la scimmia cresceva.
Sono arrivata al 16 dicembre con King Kong appollaiato sulla spalla.
Non avevo messo in conto di voler vedere così tanto questo film. E invece.

Fidanzato <3, mannaggiallui, ha il giorno libero di mercoledì, quindi è andato alla superprima mattiniera. Io ho dovuto aspettare un giorno e mezzo, ma ammetto con soddisfazione di aver dribblato agilmente gli spoiler.
Un paio mi sono passati davvero, davvero vicini. Io tendo ad andare a caccia di spoiler, ma questa volta no, volevo il sorpresone; l’internet, però, è pieno di stronzi. Onde non rientrare nella categoria metterò le parti compromettenti nascoste; sottolineate per leggerle.

Chiunque abbia scritto quei messaggi su facebook che iniziavano con “Kylo Ren è” e “Nel film muore” deve solo ringraziare i miei pronti riflessi, altrimenti a quest’ora era già strage

Comunque giunge finalmente il momento di andarmi a vedere questo filmonone, vergine di ogni possibile indiscrezione sulla trama.
Ah, preparatevi. La trama praticamente non c’è, o meglio, è una riproposizione di A New Hope.
E va benissimo così. Perché a me ‘sto film è piaciuto TANTO.

Melzo, cinema Arcadia. Uno schermo che è grande come tutto il mio quartiere.
Su gli occhialini e qualche bestemmia, perché sotto avevo quelli da vista. Io il 3D lo detesto, ma questa volta CIAONE proprio.
Partono i trailer. Sono una delle poche persone che gode a guardarli; bene Il Libro della Giungla, benissimo Civil War (commossa? Io? Nah! *sniff*). Decisamente NON bene i tre trailer del film di Checco Zalone.
Che io non so se ve lo ricordate, ma un annetto fa girava voce che da noi Star Wars sarebbe uscito a gennaio perché per Natale volevano Zalone al cinema.
Io me lo vedo il signor Disney – nella mia mente è un lich alto due metri coi baffetti e la fascia da nazista – che va da Checco Zalone e semplicemente gli dice “NO”. E che vuoi fare, opporti al signor Disney?
Quindi, per fortuna, niente slittamento.


E tu vorresti uscire al cinema prima di me? AHAHAH no.

Seduta sulla mia comoda poltroncina, con un metro cubo di popcorn e una cisterna di coca cola, mi preparo al peggio ma mi aspetto tanto.
Non rimango delusa.
La comparsa della scrittona Star Wars su questo schermo gigante causa un boato di applausi, e come dar torto alla sala?

Da qui in poi facciamola breve e mettiamo tutto sotto spoiler, mh? Così non mi attiro troppo odio.

Breve accenno di trama: Luke aveva un pupillo che ha fatto un casino della Madonna, quindi si piglia male e se ne va. Dove? C’è una mappa nascosta in un droide tondo. Nel frattempo i Cattivi hanno costruito un’altra Morte Nera ma più GROSSA e che spara soli contro i pianeti.
Bisogna trovare Luke e distruggere la Morte Nera GROSSA.
Tutto qui, davvero.
La prima ora di film è meravigliosa. Finn in versione Stormtrooper in shock post traumatico è un’ottima idea (lo preferisco così che come compagnone simpaticone, ma il personaggio mi è piaciuto tanto), Poe è sostanzialmente Han 2.0 e Rey, nonostante abbia qualche problema di scrittura, mi ha gasata un casino. Che ci volete fare, a me vedere un’eroina che spacca i culi, non si fa salvare perché non ne ha bisogno ma che rimane un po’ ingenuotta fa tanta tenerezza. L’ho apprezzata particolarmente in questo primo tempo perché mi ha ricordato tantissimo Nausicaa di Myiazaki.
In realtà un po’ tutta la prima ora sa di Studio Ghibli: le ambientazioni, i personaggi… e per me questo è un grandissimo punto a favore. Mi rimane la perplessità del perché si sia scelto Jakku come pianeta di partenza e non Tatooine, che bene o male sarebbe stato equivalente e avrebbe avuto un legame con la storia pregressa, ma posso sopravvivere a questo dettaglio.
Il droide, BB8, mi destava enormi perplessità. Il ridicolo era dietro l’angolo e pure il molesto; mi ero convinta che fosse una roba tipo Giru di Dragonball GT, robottino mai abbastanza percosso e infamato. Invece no, è carino e si vede un sacco l’influenza della Pixar: rendere così espressivo un pallone non è cosa da nulla. BB8 è un patatino.
Parliamo della vecchia guardia: oh, Leia ❤ sei adorabile. E cazzuta. E straziante. E io voglio abbracciarti forte e dirti che andrà tutto bene anche se so che non sarà così. Generale, non principessa.
Han vince a mani basse come miglior manzo dell’intero film, coi suoi settant’anni e le rughe. Lui e Chewbe sono sempre inappuntabili e la comparsa del Millennium Falcon mi ha fatta saltellare come una scema: tira ancora bene, quella vecchia ferraglia.
I cattivi. Eh, non c’è poi molto di nuovo qui: il Leader Supremo sa tanto di Palpatine, Kylo Ren di Darth Vader (mica per niente) e il malvagio Bill Weasley (il generale Hux) è Tarkin jr. Con tanto di Phasma che è una roba FICHISSIMA ma sfruttata per due scene proprio come Darth Maul.
Di tutti questi, Kylo Ren è quello che merita più attenzione. Si ribaltano i ruoli: non più “Io sono tuo padre” da Vader a Luke, ma “tu sei mio figlio”, detto con la voce rotta di Han e di Leia.
Non me lo aspettavo. Non che sia chissà che roba innovativa, ma nella mia ingenuità forzata è arrivato abbastanza a sorpresa e mi ha presa subito.
Kylo Ren – Ben Solo – parte col botto. Costume fico, attitudine brutale, una potenza incredibile nell’uso della Forza. Nessuno scrupolo e un punto debole: la paura di non essere mai all’altezza di nonno Vader (di cui conserva la maschera mezza sciolta, e lasciatelo dire ragazzo mio sei di un creepy che lèvati).
Il momento in cui si leva la maschera mi ha lasciata un po’ meh. Poveraccio, pare il figlio di Piton e Marylin Manson. La genetica non è stata gentile, eh? Ma dura solo un attimo, perché la scelta di un interprete abbastanza anonimo (eppure così efficace come fisicità anche senza scorgerne i lineamenti) (solo io ho notato quanto cambia la sua andatura dopo averci mostrato il viso per la prima volta? Pare nettamente meno sicuro di sé. L’ho adorato) rende palese il conflitto che lo anima. Mostro, assassino, genocida. Ma anche ragazzo giovane ancora tentato dalla Forza a lasciare il Lato Oscuro.
Le due personalità si alternano, soprattutto nella scena clou in cui il figlio uccide il padre. Disprezzo e dubbio prima, poi la menzogna per attirare Han più vicino e infine l’ombra del rimorso. Mi aspetto grandi cose da Kylo Ren (specialmente mi aspetto una redenzione troppo tardiva per salvarlo, o meglio ancora nessuna redenzione; che sia spacciato è poco ma sicuro) perché MI HAI AMMAZZATO HAN SOLO SPERA CHE NE VALGA LA PENA BRUTTAMMERDA. Coff.
Scusate.
Mi ricompongo.
I miei dubbi sul personaggio di Rey si riassumono tutti nelle sue interazioni con Kylo Ren. Va bene, lei è dotata (come lo era Anakin: sa usare la Forza in maniera spontanea ed è brava con la meccanica e come pilota; midichlorian alti pure lei?), ma nel duello finale c’è qualcosa che non funziona.
“Ah, già, cazzo! La Forza!” e dopo averle prese per venti minuti fa il culo a Kylo Ren. Capita di dimenticarsi le cose, no? Eccerto. Io mi dimentico di comprare le uova e lei di avere i superpoteri.
Altro problema: lo Star Destroyer – aka la Morte Nera GROSSA – ha praticamente gli stessi difetti di fabbricazione dell’originale. Imparare dai propri errori no?
Il finale è aperto che più aperto non si può. Subodoro seguiti in cui Kylo Ren si redime almeno in parte lasciando lo scettro di Cattivone a Hux ma comunque alla fine muore male.
Sono lieta dell’assenza quasi totale di romance (a parte quella tra Han e Leia, che pure non è mai invadente, anzi); non ho ancora ben capito dove mi si colloca Finn, considerato che Rey assumerà il ruolo di Luke (ma quella barba, Mark Hamill? Vogliamo parlarne?) ma sono ragionevolmente curiosa di scoprire quel che sarà.
A livello estetico non c’è davvero nulla da eccepire. È bellissimo. Tutto bellissimo, il 3D funziona anche troppo bene (gli interni di alcuni relitti sono così incombenti e immensi da far venire l’ansia), i combattimenti aerei sembrano montagne russe (anche se forse troppo rapidi, ma temo sia una questione di gusti). In generale la prima parte secondo me è la migliore, un mix di azione e scenografie pazzesche; la seconda forse è più rivolta al pubblico nuovo, ripete schemi già visti e preme sull’acceleratore. Però io me la sono goduta ugualmente.
CGI ottima ma non sbrodolata: ho molto apprezzato che Abrams abbia usato, dove possibile, pupazzoni invece che computer grafica. Lo Yoda degli episodi 1-2-3 era deludente, e non solo per gli standard informatici dell’epoca.

Nell’insieme il film sembra un po’ un lungo prologo – ancor più di A New Hope, IMHO – che prepara il campo ai due sequel da cui a questo punto mi aspetto troppo. Spero di non restare delusa.

In conclusione: JJ Abrams prende il giocattolone di Lucas, ammaccato dopo essere stato usato nel modo sbagliato, e lo fa diventare più bello.
Lucas mi sa che non l’ha presa bene.
Io ho goduto tanto.

Unpopular opinion: Tim Burton, adesso basta.

Unpopular opinion. L’altra faccia del guilty pleasure: se quest’ultimo è qualcosa che fa schifo a tutti (o che è di qualità oggettivamente scarsa) ma riesce a essere comunque deliziosamente divertente, esiste anche l’opposto.
Quel qualcosa che tutti amano, tutti elogiano, che fa emozionare le folle e ridà la vista ai ciechi e che invece ad alcuni riesce solo a far essiccare e rotolar via le metaforiche gonadi.
Ne ho parecchie, di unpopular opinion.
Questa forse è quella che mi scatenerà più rancore.

goth

Ho avuto pure io diciott’anni.
Ero improponibile. L’ho già scritto, mi atteggiavo un casino: capelli neri, riga in mezzo, un dito di eye liner sbavato (in questo non sono cambiata molto, mica ho imparato a mettermelo) e quell’orrenda maglia degli Immortal che chissà perché non riesco a buttare.
Che poi davvero, manco mi piaceva il black metal. Però l’estetica darkettona era meravigliosa, ed essendo io sempre stata troppo grezza per dedicarmi al goth coi suoi fronzoli, rose nere, pizzi e merletti optavo per qualcosa di più cazzuto.
Oltre all’aspetto estetico della faccenda c’erano pure i contenuti.
La musica era quel che era, ok. La letteratura? Ma sì, la Rice la rileggo ancora volentieri (fino a un certo punto, poi è diventata matta e si è dimenticata come si scrive), Bram Stoker è un must, Poe e Lovecraft sono dei patatini. Poteva andar peggio.
Il cinema?
Eh.
Un bel casino.
Non sono mai stata una grande appassionata di horror. Mi piace il gore, adoro lo splatter in stile Troma o Rodriguez, Del Toro è l’amore della mia vita e il goticume mi garba tuttora. Ma i film di paura? The Ring, L’Esorcista… no. Sono una cacasotto e poi mi tocca dormire con la lucina accesa per due settimane.
Cosa rimane?
Qualcosa che abbia un alone di mistero e ironia, un’estetica bizzarra, grottesca, macabra ma tenera.
Tim Burton.
L’uomo che da trent’anni rumina lo stesso film con lo stesso protagonista e lo vomita sugli schermi.
All’inizio, non lo nego, mi piaceva sul serio. “Edward mani di forbice” è straziante, “Beetlejuice” originale, “Il mistero di Sleepy Hollow” è divertente.
Però bom, fine. Già “Nightmare before Christmas” mi irritava un po’, colpa di quelle canzoncine moleste, ma ehi, piaceva a tutti, evidentemente non lo capivo.
“La sposa cadavere”? Vabbe’, ma era praticamente lo stesso film!
Da lì è stato un tracollo.
“Charlie e la fabbrica del cioccolato” l’ho preso come un’offesa personale alla bimbaValpur che sognava leggendo Dahl, “Alice in Wonderland” facciamo finta che non esista che è meglio. “Sweeney Todd”? Se odio i musical un motivo c’è.
Tim Burton, per dirla semplice, mi ha rotto le palle.dark-shadows
Ma basta, per dyo!

Lo abbiamo capito tutti, ti piace fare queste cosine colorate di nero e viola e con la gente pallida. Ti piacciono le occhiaie e le cose paurose che però sono anche carine.
Che due cojones. Tu, la tua ex moglie e GionniDepp.
Soprattutto GionniDepp, che fino ai Pirati del Caraibi mi piaceva pure e poi gli è rimasto Jack Sparrow incastrato tra i denti e non lo si tollera. Cresci, figlio mio, che ormai vai per i sessanta e sei poco credibile e anche un po’ creepy a voler fare l’idolo delle adolescenti.
(GionniDepp pre-piratesco era tanta roba, lo ammetto)
Momento sinestesia: Tim Burton mi fa lo stesso effetto delle caramelle al ribes nero. Tipo le Fruit Joy: sono dolciastre, legano i denti e mi fanno venire un po’ di nausea.
Mi sono sentita rispondere mille volte “Ma non capisci? Lui è eccentrico, è geniale, è così diverso!”.
No. È uguale a se stesso da un sacco di anni. Continua a propinarci la stessa sbobba – no, un attimo. Forse a volte ci prova anche a far qualcosa di diverso (“Big Eyes”, per esempio, che pure non mi ha detto granché), ma quando deve far cassa ripiega sempre sul darkettone simpaticone.
E GionniDepp.
Ora ho letto che avrebbe in mente un remake della Famiglia Addams. Ho ucciso per molto meno.
Per carità, capisco perché piaccia. Ha un marchio di fabbrica, qualcosa che i fan colgono all’istante, che cercano e apprezzano. Quello stesso qualcosa che mi fa fuggire a gambe levate e spendere i dieci euro di biglietto del cinema in ghiaia per un giardino zen in salotto piuttosto che darli a lui.
Mi verrebbe da pensare che sto invecchiando e quindi non vedo più la poesia di Burton, ma la verità è semplicemente che non so calcolare quanti anni siano passati da quando ha avuto l’ultima buona idea.
Quindi ora mi siederò qui e aspetterò la sassaiola dell’ingiuria. Per fortuna che non sono ‘mmeregana, perché se negli US ti azzardi a dire “Tim Burton è il tedio” iniziano a piovere accuse di non capirlo, di non sapere cosa significhi essere soli incompresi e Calimero, di essere freddi e aridi.
Bho. Io torno a guardarmi “Il labirinto del fauno”.
Che vivo più serena.

Dov’eravamo rimasti – “Lo Hobbit” alla fine è molto peggio di quanto sembri

Nuovo appuntamento per la rubrica “Dov’eravamo rimasti”.
Che questa volta si potrebbe sottotitolare “Ridatemi i miei soldi”.
Illo tempore – un paio d’anni fa scarsi – recensivo così “La desolazione di Smaug”, secondo capitolo cinematografico di quella puttanata abissale della trilogia de “Lo Hobbit”.

Mi sono incaponita, ho pestato i piedini e ho ottenuto, ieri sera, di andare a vedere “Lo Hobbit-La desolazione di Smaug”. Perché non avevo voglia di aspettare oltre, di rischiare gli spoiler e perché sono fondamentalmente una bimba capricciosa.
L’Arcadia di Melzo è un cinema noto per avere lo schermo più grande d’Italia se non proprio d’Europa. E questo ha avuto un gran peso sul mio livello di godimento dello spettacolo.
Overall, il film mi è piaciuto molto più del primo. Non è perfetto e, mi duole dirlo, i difetti sono gli stessi di “Un viaggio inaspettato”; solo che sono meno marcati, meno goffi. Ci sono tanti pro e parecchi contro, ma i pro sono di più.
PRO:
-l’estetica. Santi numi, è un orgasmo visivo continuo. Io tendo a odiare dal profondo il 3D, mi annoia ed è spesso grossolano; in questo caso, complice anche lo schermo superfichissimo, è stata un’esperienza pazzesca. Gli occhialini erano un po’ scarichi, verso la fine, ma con due manate si assestavano bene. A parte una singola sequenza abbastanza awkward (l’inquadratura che si sofferma sui polpacci e sulle cosce atletiche di Thranduil che ok, ho apprezzato, ma non serviva davvero) non ho notato nulla che mi facesse storcere il naso. E non era così scontato, visto che Jackson ogni tanto piazza nei suoi film scene orride (ciao, Galadriel verdolina, e ciao, Pipino che sbabbia col Palantir, e ciao anche a te, Radagast con l’erba pipa). In più di un’occasione ho trattenuto il fiato e battuto le manine per l’esaltazione. Bilbo che spunta dagli alberi è meraviglioso nel senso più completo del termine, i panorami sempre mozzafiato anche se, per fortuna, meno “guida turistica della Nuova Zelanda” rispetto al primo film.
-La recitazione. Nulla da ridire, quasi nessuno dei personaggi è risultato imbarazzante e farraginoso. Con dei picchi di vera e propria poesia: Thorin (meno monolitico, tormentato, quasi sgradevole agli occhi dei suoi stessi compagni mentre l’avidità emerge da sotto quel mantello di pelliccia e maestà; il film è molto Thorincentrico rispetto al libro ma ehi, Richard Armitage è talmente bravo –ho detto bravo, non quarto di manzo, anche se- che non mi lamento), Bilbo (adorabile, coi suoi piccoli tic, le espressioni che avrei potuto avere io di fronte a certe uscite, la paura visibile e il coraggio nonostante tutto… Martin, tesoro, voglio abbracciarti forte ma mi manderesti affanculo), Thranduil (io gli elfi li odio, si sa, ma cazzo, questo è un re. Spregevole, freddo, strafottente, assurdamente altero ed elegante. E poi ha titillato il mio kink per le cicatrici e le mutilazioni, non me lo sarei mai aspettato), Dwalin e Balin (granitici entrambi, ben lontani dalle macchiette che erano stati nel primo episodio. In realtà un po’ tutti i nani sono più seri e credibili, ma gli altri restano sullo sfondo). Kudos a quasi tutti.
-SMAUG. Sto male, malissimo: Smaug è la perfezione fatta drago. Non solo, con mia grande gioia da criptozoologa, ha il numero giusto di arti per un vertebrato, ma è perfetto. Movimento fluidi e letali, mani mostruose ma quasi umane a sostenere le ali (afferra cose, gesticola), un muso che non è il solito da T-Rex anoressico ma che è una faccia, che fa smorfie ed è espressivo. E gli occhi! Quella scena iniziale in cui si apre la palpebra e la membrana nittitante (quella verticale) scorre sulla superficie gialla è stata un giggle continuo, per me. Nella sua agilità, comunque, si nota come sia ben consapevole di trovarsi in uno spazio chiuso e di come questo lo limiti. Vederlo emergere dal mare di oro fuso (che è stata un’idea davvero del cazzo, Thorin; e poi ti chiedi perché non sei ancora re) mi è piaciuto da morire.
-Tutta Erebor. La scenografia richiama abbastanza i fasti di Moria da far scattare il riconoscimento del tipo di architettura ma non li scimmiotta. È di più, più grande, più inutilmente alto, più intatto e triste. I cadaveri di nani mezzi mummificati mi hanno colpita, non solo come plot device (Thorin che non intende morire rintanato in una stanzetta) ma per il silenzio che ha fatto seguito alla loro scoperta. Gimli, quando entra nella tomba di Balin, grida di dolore. I nani della compagnia di Thorin hanno già vissuto –direttamente o quasi- quegli orrori. Non se ne stupiscono, purtroppo.
-I ragni. A me piacciono molto gli aracnidi, non ho mai avuto paura a maneggiarli e anzi mi affascina il modo in cui si muovono e in cui camminano sulla pelle. Ma quelli di Bosco Atro mi hanno messo i brividi! Tanti, troppi, non grasse tarantole ma mostri con zampe lunghe e bocche poco ragnesche ma davvero spaventose. Il modo in cui spawnavano giù dagli alberi, in cui ovunque guardassi non c’erano rami ma zampe… mamma mia. Che figata.
E ora passiamo ai contro. In effetti forse non sono di meno come numero, ma quasi tutti sono problemi che non mi hanno guastato la visione.
CONTRO:
-Tauriel. Lei è il quasi. Eh, lo so, io partivo orrendamente prevenuta. Un personaggio che non doveva esserci, ridondante e poco plausibile, la palese trasposizione cinematografica della Mary Sue della figlia di Jackson. La realtà si è rivelata ben peggio delle mie previsioni. Evangeline Lilly è una cagna maledetta (cit.) che fa il giusto paio con quell’altro ciocco di mogano che è Orlando Bloom. Già questo mi basta a rovinare il film, visto che ha più screentime di Gandalf. È onnipresente e tutti la amano e c’ha i poteri da guaritore (Elrond inarca un già arcuatissimo, nobile sopracciglio) ed è ribelle e Thranduil è gentile praticamente solo con lei. Raggiunge vette di pateticità imprevedibili, tipo quando strappa di mano la foglia di re Bofur, ripete ventordici volte “athelas” ferma sulla soglia e poi “sto per guarirlo”. Cioè, siamo ai livelli dell’infelice battuta “pare che sarò sconfitto” del re dei Goblin. È sempre fuori luogo, si vede che non ha nessunissima attinenza con la trama e l’intero subplot che la vede protagonista mi fa venire la gonorrea. E a tal proposito…
-Kili. Mi piange il cuore perché l’interpretazione in sé non è stata affatto malvagia, Aidan Turner sembra meno un cretino e il saluto di Thorin al nipote, con Fili che decide di restare con il fratellino nonostante sia l’erede al trono di Durin, è una scena commovente. Ma non serviva! Ammetto che vedere un bel giovanotto coi capelli lunghi che si agita, sudato e sconvolto, tra le lenzuola è uno spettacolo notevole, ma quella mezz’ora buona di film è proprio quello che allunga inutilmente il brodo. E poi la mezza love story con Tauriel mi fa vomitare bile. Ho anche il fortissimo timore che la Battaglia dei Cinque Eserciti comprenderà una scena nauseabonda in cui Kili muore tra le braccia di Tauriel. Continuo a sperare che sia lei a fare per prima e lontano dagli occhi di tutti una fine imbarazzante, tipo sommersa da una frana causata da uno scrollone dei suoi lunghi capelli, oppure che Fili e Kili muoiano vicini, cercando di prendersi la mano . Ma mi sa che no.
-Luca Ward. Mi ero illusa, guardando il trailer, che il doppiaggio non fosse male. Mi sono tristemente ricreduta. La voce di Smaug non è male in sè, è la cadenza, l’enfasi su certe parole che probabilmente in inglese e con i toni strappamutande di Benedict Cumberbatch aveva un effetto, in italiano invece è solo strano, stonato, con un ritmo incostante. L’intero doppiaggio, in realtà, mi è parso sotto il livello del primo film: Proietti ha meno brio e, ma forse è una mia impressione, la sua voce è un filo troppo alta rispetto alle altre, le voci sono più piatte… mah.
-Beorn. Nicholas Cage col trucco del Grinch. Non male a livello di caratterizzazione (non è un buffone o un ciccione bonaccione, è una bestia e mi piace; bellissime le api che svegliano Bilbo!) ma sul piano estetico l’ho trovato proprio pessimo.
-Le scene d’azione. Ecco, questo problema lo avevo notato anche nel primo episodio, che non avevo visto in 3D. Le scene più concitate sono sempre e comunque confuse, arruffate, mi fanno andare assieme la vista. Potrebbe essere un effetto della miopia ma comunque va a finire che mi rovina l’effetto. Che poi, vabbe’, i combattimenti sono tutti troppo lunghi e barocchi, con scene alla Pirati dei Caraibi di cui facevo anche a meno. Cioè, un po’ mi va anche bene (Bombur che combatte dal barile era carino, anche se non ho mica capito come mai prima suddetto barile era in frantumi e poi era di nuovo intero…) ma certi punti erano stiracchiati.
Insomma, non è un film perfetto. Anche perché, oltre ai pro e ai contro, ci sono anche i meh:
-gli orchi. Io li amo selvaggiamente, anche se Azog è un’aggiunta poco meno campata in aria di Tauriel. Sono brutali e scenografici (Azog ogni volta che arriva in scena si mette in posa plastica) (e comunque io lo shippo fortissimo con quell’altro orco, Bolg o come si chiama), ma si vede tantissimo che l’espressività non è la stessa che avevano nel Signore degli Anelli. Colpa della CGI, che è ottima ma che, almeno per me, non sostituisce degnamente le facce con le protesi.
-Sauron. Fichissimo l’effetto della sagoma nera nelle fiamme che diventa l’Occhio, sia come idea che come realizzazione, ma bho, non ce n’era bisogno. Ho già brontolato su quanto non mi piaccia l’aggiunta del tema della guerra in una storia che non ha nulla a che vedere con tutto questo, quindi non mi dilungherò.
-Bosco Atro. La foresta sembra troppo Fangorn, non ha carattere; si salva per la scena delle farfalle e per i ragni. Mi ha un po’ delusa la parte dei “palazzo” di Thranduil. Mi aspettavo un qualcosa di più simile a Lothlorien non come aspetto ma come “presentazione”. Non ha magia, non è in alcun modo particolare e non mi ha impressionata. Gli elfi ubriachi non si possono vedere, comunque.
-La famigliola di Bard. C’era davvero bisogno dei figli? Non fanno nulla di notevole e stanno sostanzialmente lì a occupare spazio. Continuo a non spiegarmi, poi, perché i responsabili del casting si ostinino a mettere Luke Evans e Orlando Bloom nello stesso film. Ok che il primo non è il già citato ciocco di mogano, ma si somigliano di brutto! L’orrido parruccone di Legolas però aiuta, in questo senso.
Quindi sì, in conclusione il film mi è piaciuto. Mi sono divertita un casino anche se almeno in tre occasioni ho bestemmiato, mi sono tolta gli occhiali e mi sono trattenuta dal lanciare le scarpe allo schermo. Ho anche ringhiato per una buona mezz’oretta.
E sono certa di essermelo goduto più del primo perché avevo aspettative più realistiche. Il prossimo film, comunque, vado a vederlo vestita da orco.

Passa un anno circa, esce il terzo film, “La battaglia delle cinque armate”.
Che già a voler essere pignoli la traduzione è una MERDA. Gli faceva schifo optare per un correttissimo e coerente con la traduzione italiana “eserciti”? Lo schifo, ahimè, è appena all’inizio.
Diciamo che questo terzo capitolo della trilogia sono andata a vederlo che era uscito da un bel po’, vagamente nauseata e con poco entusiasmo. In sostanza mi aspettavo una merda, ma non una merda così grave.
Facendo un po’ il punto della situazione, anche quelli che avevo definito “pro” sono venuti a mancare. A livello grafico mi è venuto il mal d’auto: troppa CGI brutta, ma brutta al punto che sembrava di stare nell’intro di un videogioco del primi anni Duemila. Schiere e schiere di elfi tutti uguali, con le faccine un po’ sgranate e nessun lineamento reale, effetti pacchiani, eccessivi e Legolas.
Legolas che già aveva rotto il cazzo a fare snowboard sullo scudo al Fosso di Helm, ma qui sfida direttamente la gravità senza neanche provare a dare un senso al tutto.
L’insieme è pupazzoso, davvero poco elegante se confrontato con le centinaia di comparse reali schierate davanti a Minas Tirith o alla delegazione di Loth Lorien che ok, era marziale, era uniforme ma si vedeva che erano persone diverse e non uno stampino ripetuto a oltranza.
Due ore abbondanti di gente che si mena e neanche mezza goccia di sangue. I figli di Bard che mannaggialclero non sono morti.
Alfrid. Non ho capito perché la gente continuasse a fidarsi di lui. Con tutto l’amore per Ryan Gage (ed è tantissimo amore) ogni volta che mi compariva sullo schermo mi partiva uno “ggggggnnnnn” di puro tedio.
La morte di Fili e Kili, che poteva essere un momento di assoluto strazio (ammetto che la dipartita di Thorin non è stata malaccio, ma il merito è di Richard Armitage e Martin Freema, non di quel cialtrone di Jackson) e invece… e invece TAURIEL.
Lo so che sono monotona, ma qui si raggiungono delle vette di lirismo assoluto.
“COS’E’ FA MALE LEVAMELO”.
No, minchiona. A te solo calci nelle gengive. Che dovevi essere quella buona e caritatevole e invece in mezzo agli sfollati di Pontelagolungo l’unica cosa che sai fare è scuotere le chiome, far venire il durello a Legolas e spogliarti Kili con gli occhi. Non preoccuparti della gente che muore tutt’attorno a te, figurati, che quella storia de “è anche la nostra guerra” vale solo quando vuoi un po’ di sano sesso interraziale.

Cosa si salva, nel complesso?
Il trash.
Nel mare magnum di pura merda che è il film persino il pacchianissimo intermezzo con il Bianco Consiglio, in cui Galadriel torna a fare l’imitazione verdognola di Samara, risulta divertente. Assurdo, fuori luogo, scandaloso ma divertente.
E poi si salvano quelle cosucce da fangirl che vuole disperatamente una sitcom su Bard e Thranduil coppietta isterica.
Però basta. Insomma, per tanto così me ne stavo a casa a riguardarmi le puntate di Spartacus.

Sono passati mesi. “Lo Hobbit” mi è stato propinato in loop su Sky, alternato alla trilogia del Signore degli Anelli con conseguente impietoso confronto.
E allora perché rosico ancora così tanto? Basta, è finita, la trilogia nuova è abbastanza diffusamente considerata un flop e Jackson non potrà più mettere le mani su alcunché di Tolkien.
Eppure io rosico, sì. Perché mi aspettavo grandi cose, perché quando uscì LotR ero giovane e neanche remotamente infoiata come adesso. Volevo rivivere quelle emozioni, amplificate da anni di fangirlismo senza scrupoli, e invece niente.
Ho provato ad aggrapparmi a quanto c’era di buono ma non è bastato, quindi mi tengo le pive nel sacco.
Anche perché non mi hanno fatto vestire da orco per l’ultimo film.
Sono molto offesa.

Tauriel puzza.