(Not so) Unpopular Opinion – Game of Thrones (mi) ha rotto il cazzo.

 

Sono una di quelle che è approdata alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco con qualche annetto di ritardo rispetto al mondo ma comunque in anticipo rispetto all’uscita della serie tv. Anzi, a dirla tutta ai tempi è stato proprio l’annuncio della serie a farmi prendere in mano i libri.
Gaso a mille! Epicità! DRAGHI! WOOHOO!
E adesso, a distanza di sei anni, mi trovo qui a mugugnare e borbottare perché, molto banalmente, la serie non mi piace più.
Ce l’ho con Martin e la sua mancanza di voglia – legittima quanto vuoi ma io rosico lo stesso – che gli farà, secondo me, mollare una saga a cui non è più interessato. Quasi ci spero, vista la scarsa qualità di A Dance with Dragons.
Ce l’ho con quei due cialtroni di Benioff e Weiss cui hanno dato un bel giocattolone e lo hanno rovinato (che poi suddetto giocattolone inizi a far schifo di suo è un’altra questione).
Ce l’ho molto di più con me stessa perché mi faccio paranoie riguardo al fisiologico mutare dei gusti, ma sorvoliamo.

Fino all’anno scorso il mio astio era ascrivibile alla mia natura di book purist scassamaroni. La quasi totalità dei cambiamenti fatti rispetto allo script originario mi ha fatto cadere le palle e il taglio di svariati personaggi mi irrita ancora adesso. Datemi Lady Stoneheart, datemi Arianne e nessuno si farà del male… forse, visto che la storyline di Dorne è quanto di più imbarazzante io abbia mai visto in tv. E io guardavo Pasión Morena.
Ragionandoci su, però, mi sono accorta che c’è dell’altro, soprattutto ora che i due media divergono e divergeranno sempre più.
La verità è un’altra ed è molto banale.
A me Game of Thrones sta sul culo. In ogni sua manifestazione.

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Cose Completamente a Caso

Il sospetto mi sarebbe dovuto venire fin dall’inizio. Per quanto abbia divorato e apprezzato immensamente i primi quattro volumi (parlo della versione in inglese, i ventordici opuscoli pubblicati da Mondadori con copertine al limite del criminale – TEMPLARI? Ma siamo seri? – non li considero) c’era già il sospetto che qualcosa non mi tornasse.

Per esempio il fatto che immancabilmente i fan favourite mi risultassero gradevoli come le emorroidi dopo la serata “Degustazione di habanero”.
Ho odiato Danaerys fin dal secondo capitolo, giusto il necessario per capire cosa ci facesse in quel libro. Odio il suo essere Ammerega Fuck Yeah che porta la Libertà e la Dragocrazia e odio che in realtà non sappia fare niente, odio il suo oscillare tra “sono la regina di stocazzo” e “sono una povera ragazzina che sta imparando l’arte di regnare”.
Dopo la fine del primo libro ho sviluppato un astio immane nei confronti di Arya, lo Stereotipo Deambulante di eroina inutilmente badass, priva di spessore, con un’evoluzione che in realtà è piatta e noiosa (ha passato quattro libri a dire di volere vendetta, a ripeterselo in maniera ossessiva e scusate, ma per tanto così mi prendo un cacatua e gli insegno a dire l’elenco dei morti).
Jon Snow semplicemente mi annoia fino alle lacrime, peggio dei capitoli di Davos o, giuro, di Bran. In cui ok, non succede niente, ma almeno non passano pagina dopo pagina a rompermi l’anima con le loro lagne.
Poi l’attesa snervante, l’emozione per l’uscita del nuovo libro! E, giusto quei tre-quattro giorni necessari per la lettura dopo, il suono riecheggiante dei coglioni che mi si sviluppano, si gonfiano e cadono rotolando via. Persino chi seguivo ancora con un briciolo di interesse – Tyrion – passa il tempo a remare e a contarsela su con gente a caso; Dany passa direttamente allo stadio di sasso coperto di muschio e sta lì a far niente.
Altro che chiudere le fila, qui si aprono millemila nuovi filoni narrativi a cui non riesco ad appassionarmi e non si quaglia nulla.
La serie tv, dal canto suo, ha retto egregiamente per le prime tre stagioni. Non perfette, ci mancherebbe, e con un adattamento spesso demenziale, però avevano il loro perché. Eppure anche qui ritrovavo i fastidi dei libri, aggravati dal fatto che, per dire, Emilia Clarke è un’attrice così agghiacciante che mi sale l’orticaria ogni volta che la vedo in video. Kit Harington non è da meno, ma sembra un cagnolino triste e mi irrita di meno.

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UER AR MAI DWAGUNZ? (Scusa Corinna, non ti volevo offendere)

 

E poi è arrivata la quarta stagione.
Ora, io ho un problema con le serie tv. Parto lanciatissima, mi innamoro della prima stagione e attendo con ansia la seconda. Questa di solito è all’altezza e mi conferma il fomento, ma già l’attesa della successiva si vena di inquietudine. La terza a volte funziona ancora, pur con qualche ammaccatura, ma poi arriva la quarta. E qui sistematicamente – come avevo fatto ai tempi anche con Lo Hobbit – io faccio i numeri per convincermi che è ancora una figata e che la sto guardando volentieri. Mi mento spudoratamente e ormai lo so, perché poi arriverà la quinta e io tirerò giù tutti i santi del paradiso abbinandoli a canidi e suini. Mi è successo con Downton Abbey, mi sta ricapitando molto tristemente con Vikings, ma Game of Thrones è ciò che mi ha fatto formulare la teoria.
La quarta stagione è l’ultima che ho guardato con soddisfazione, ma solo e unicamente per la presenza di Oberyn Martell. Fossi stata meno ingenua, ai tempi, mi sarei risparmiata di covare speranze per la storyline di Dorne dopo la sua morte.
Invece no. Ci ho sperato e ho picchiato la faccia contro QUESTO:

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Belline, eh, ma intollerabili quasi quanto i capezzoli sull’armatura.

Arrivata alla quinta stagione erano più le bestemmie che gli aggiornamenti facebook sulle puntate e ho capito che non era più cosa. Tutti quei difetti che in passato erano finiti in secondo piano, scalzati dall’entusiasmo, adesso mi nauseano. La CGI è brutta (e Dany che scappa sul drago è peggio di Atreyu su Falcor, ma che non ce li avete du’spicci in più?), i personaggi sono sempre più macchietta e persino Tyrion è diventato insopportabile, lo sviluppo psicologico viene costruito a cazzo di cane. E poi mi hanno mandato a vacche la storia di Sansa, l’unica di cui ancora mi importasse, sfruttando quel deprimente, orribile stratagemma dello “stupro per far andare avanti la trama” (che poi in questo caso manco va avanti, non è la molla di niente per Sansa che pora stella ha già sofferto abbastanza. Ma ehi, è una donna, quindi cosa c’è di peggiore che Rubarle La Sua Innocenza? Fncl).

È diventata troppo uguale a se stessa, GoT, troppo viscida e sghignazzante nel perpetrare i propri lati più trash e più – immagino – forti nella loro presa sul pubblico. Mi sento presa in giro, e non solo come lettrice che ormai si è rassegnata al fatto che carta e tv vadano su due binari diversi.

Però che faccio? La mollo e mi perdo una buona fetta di discussioni oltre ai riassuntoni del Dr. Manhattan? Mi autoescludo volontariamente dal fandom?
I Grandi Dubbi Esistenziali.
La sesta stagione ha appena debuttato e, pur essendomi spoilerata lo spoilerabile (grazie Fastwebdimmerda che ancora non mi hai messo la linea a casa e io non posso vedere le cose sull’internèt), il fomento non è salito. Rimane solo una continua, amara frustrazione per qualcosa che mi è piaciuto tantissimo e che ora mi ha lasciato solo la vena polemica.
Un po’ come quando ti molli col moroso prima dei vent’anni. Che lui all’inizio è tanto carino e magari popolare e ti risveglia i più bassi istinti e poi però ti accorgi che gli puzzano i piedi, che non sa cosa sia l’orgasmo femminile e in più ride in quella maniera così irritante che mannaggialclero ti incasso il naso in faccia a furia di cazzotti. Finché dura la cotta iniziale ci si passa sopra.
Poi vien voglia di passarci sopra ancora. A lui. In macchina. Ripetutamente.
E quindi mi sa che anche basta.

(Postilla: non vogliatemene, fan della serie. Sono solo invidiosa di voi che ne siete ancora innamorati: mi piaceva che GoT mi piacesse e provo un filo di nostalgia)

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